CORSA

La corsa rappresenta una disciplina molto praticata sia a livello agonistico che amatoriale. Anche se può sembrare un sport a bassa valenza tecnica, visto che è il mezzo più naturale che utilizza l’uomo per spostarsi sulla terra ferma, è bene puntualizzare che esistono dei parametri per avere uno stile di corsa con un buon rendimento.

 

 

Lettera di un neo maratoneta a Firenze

Pubblichiamo il racconto di un maratoneta alla sua prima esperienza nonchè un amico di NLSPORT, che domenica si è cimentato nei suoi primi 42km a Firenze. Complimenti Corrado!

'L'esperienza della prima maratona credo sia stata per tutti indimenticabile, qualunque fosse il proprio obiettivo. Firenze è un percorso splendido tagliato su misura per accentuare le emozioni di questa gara che al mio livello è solo contro se stessi.

Sono da solo in questa prima esperienza e questo forse fa crescere la sensazione di debolezza di fronte al mostro di 42 chilometri che mi aspetta, ma serve anche a far aumentare la concentrazione. Arrivo alla partenza presto, molto presto, forse uno dei primi. Fa freddo ma è una bellissima giornata tersa con l'Arno turbolento, proprio lì davanti.

Arrivano gli atleti, sono tantissimi, si sentono parlare con accenti di tutta Italia, poi lingue straniere di origine incomprensibile. Prendiamo d'assalto le tende-spogliatoio, i bagni di plastica e infine le gabbie, dove veniamo separati in base ai nostri tempi. Essendo novello sono tra gli ultimi e mi godo la scena di chi viene qui veramente solo per divertirsi.

Ecco, finalmente la partenza. Un fiume umano comincia a fatica a muoversi, prima camminando poi, dopo la linea di start, correndo lentamente. Un muro che avanza, il rumore di migliaia di scarpe che galoppano sull'asfalto. Lungo i viali, il pubblico ci applaude e saluta, i gruppi musicali ritmano con i tamburi la nostra falcata.

Dopo qualche chilometro si entra al parco delle Cascine, la parte più verde del percorso, sempre in migliaia, compatti. E' difficile tenere la media senza fare lo slalom e perdere preziosa energia.

Rientriamo in città e, attraversato l'Arno ci ritroviamo nella zona di Palazzo Pitti; siamo intorno al diciottesimo chilometro. Le mie gambe tengono bene, ma so che è ancora  presto per sentirsi stanchi. Mi godo le vie strette della città, dove la gente si assiepa quasi volesse spingerci nella corsa. Passiamo ancora il fiume e ci dirigiamo verso la zona sportiva. Siamo ai 21 chilometri, e io sono esattamente al ritmo prefissato di 5' al chilometro. Sto bene e mi sembra di poter resistere; questo è il ritmo per il quale mi sono allenato negli ultimi tre mesi.

Il lungo giro intorno allo stadio Ridolfi è contrassegnato da qualche raffica di vento gelido. Ai rifornimenti, oltre ai sali, mi fa piacere anche un sorso di tè caldo. Ci sarebbero dolci, frutta e biscotti, oltre ai sorrisi e agli incoraggiamenti di tutti: qui correre è davvero una festa.

Superata questa zona si entra finalmente nel centro storico, siamo al chilometro trentacinque, la fase finale del percorso, la più difficile: qui come si dice “incomincia la gara”. Inevitabilmente le mie gambe si appesantiscono; il ritmo, che prima sembrava facile, diventa insostenibile. Prima 5" più lento, poi di più. Cerco di non pensarci, di guardare la città bellissima intorno a me. Al primo passaggio in piazza Duomo, cerco Simona mia moglie e mia figlia, che sono lì puntuali a incoraggiarmi. Hanno l'effetto di una vampata di energia. Poi ancora stanchezza, vedo molti che mi sorpassano, altri li sorpasso io perchè cedono al dolore e cominciano a camminare. Il pubblico ci da forza, sento numerosi “forza Sardegna”, che alludono alla mia maglietta con i quattro mori, purtroppo listata a lutto per le vittime dell'alluvione. Cerco di non pensare e non mi fermo, anche se al secondo passaggio al Duomo e poi lungo l'Arno la mia andatura è scesa a 6' al chilometro. Ma ormai è finita, sento le grida del pubblico e capisco che Santa Croce è lì. Stringo i denti e insieme ad altri cento e più compagni di gara, taglio il bellissimo traguardo azzurro nella piazza. E' andata. Ho le gambe che non rispondono, freddo e sete, ma sono felice di avercela fatta. Nel lungo Arno, dove cerco i container per riprendere i miei vestiti, vedo il riflesso di centinaia di mantelle termiche di alluminio che avvolgono altrettanti finisher, tutti distrutti, ma come me desiderosi di ripetere questa straordinaria giornata. Grazie Firenze.'

Corrado Cicalò

 

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