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La tecnica di pedalata viene spesso trascurata dall'atleta perché appare un aspetto semplice e naturale, ma cosi non è: infatti per avere una pedalata redditizia (massima potenza con il minimo sforzo) ci vogliono parecchi anni di pratica. Applicare la forza sul pedale in maniera corretta è una abilità che può essere migliorata a patto che si conoscano i principi fisici fondamentali della biomeccanica della pedalata.

In linea generale l'ambiente tecnico del ciclismo è propenso a proclamare la "Pedalata Rotonda" come il migliore gesto tecnico. In particolare i tecnici sono d'accordo che per pedalata rotonda si intende una azione continua di spinta e trazione sulla pedivella più fluida e continua possibile.

La complessità della biomeccanica muscolare e quindi l'interazione "uomo-macchina" ci induce a ritenere che un modello perfetto di pedalata non esiste in quanto sono troppe le variabili, per cui ci limitiamo ad analizzare le componenti fisiche del gesto tecnico e le problematiche che l'atleta comune deve saper osservare e quindi affrontare per migliorare lo stesso.

  1. Tutte le azioni di spinta sul punto morto superiore (fig. 1) e sul punto morto inferiore (fig. 3) non producono potenza e quindi sono controproducenti perché non inducono rotazione della pedivella e causano un consumo energetico inutile in quanto l'articolazione della gamba in quei due specifici punti risulta in contrazione isometrica.

  2. La massima potenza si esprime quando la pedivella è parallela al terreno (fig. 2 e fig. 7 punti 3-7 ).

  3. Come mostra la figura 4 la fase di recupero in genere è caratterizzata da una azione passiva della gamba che solo anche per effetto del proprio peso crea una forza che ostacola la rotazione della pedivella (freccia verde). Trattasi semplicemente della fase in cui, dopo la spinta e il superamento del punto morto inferiore, la gamba si solleva per iniziare nuovamente il ciclo di pedalata.

  4. Appare scontato che la condizione più vantaggiosa possibile è quando la differenza tra forza attiva applicata (freccia gialla fig. 4) e la forza resistente durante il recupero (freccia verde fig. 4) è minore possibile. Anche se in teoria (per altro non praticabile) la pedalata perfetta è quella in figura 6 dove la direzione e costanza della forza è applicata lungo la tangente della circonferenza ipotetica descritta dal pedale.

  5. Il ciclista quindi deve prendere in considerazione non soltanto esercitazioni di forza attiva ma anche esercitazioni della distribuzione della forza durante il ciclo di pedalata, dando maggiore concentrazione e rilevanza alla fase di recupero che in genere di fatto ostacola l'avanzamento della pedivella per effetto dell'azione della forza passiva.

  6. La figura 7 mostra la distribuzione tipica della forza applicata sulla pedivella: si può notare che praticamente in ogni momento ci sia sempre una forza rivolta verso il basso. La fase attiva ottimale va dal punto 3 al punto 7, quando l'azione della forza è quasi perpendicolare alla pedivella. Dal punto 9 al 20 l'azione della forza diretta verso il basso, anche se esigua, non fa altro che ostacolare l'avanzamento. L'atleta professionista differisce dall'atleta amatore non solo per una questione di forza muscolare, ma anche per il semplice fatto che riesce ad annullare la forza passiva durante il recupero (punti 9-20).
     
  7. La figura 8 mostra l'andamento della coppia "motrice" relativa ad una gamba in funzione dell'angolo della pedivella sulla verticale: è da notare come la coppia raggiunga un valore massimo quando le pedivelle sono orizzontali ed uno minimo nei punti morti superiore ed inferiore.

  8. L'aspetto tecnico su cui conviene concentrarsi per aumentare l'efficacia della pedalata è quello quindi di curare l'applicazione corretta della forza cercando di aumentare la componente positiva ed eliminare il più possibile quella negativa, facendo inoltre attenzione a non applicare forza verticale nei due punti morti. Certamente è semplice aumentare la forza positiva (fase di spinta) molto meno è quello di eliminare la forza negativa durante il recupero.

  9. E' diffuso nell'ambiente tecnico che l'azione tecnica migliore di pedalata sia quella di spinta nella fase iniziale e di trazione durante il recupero. Questa procedura apparentemente inattaccabile ha il difetto che anche in fase di recupero, applicando trazione, la coppia motrice subisce un rallentamento in quanto la forza di trazione ha meno intensità della forza di spinta. Ne deriva che la gamba anteriore, di fatto, porta ugualmente verso l'alto la gamba posteriore riducendo di conseguenza il rendimento.

  10. Appare più proficuo, dopo la fase di spinta, tenere rilassata la gamba durante il punto morto inferiore e durante il recupero cercando di eliminare solamente l'azione della stessa verso il basso (forza passiva o negativa) anche solo per effetto del peso della gamba stessa, avendo cura di mantenere costante la velocità e quindi l'inerzia di tutte le parti meccaniche del mezzo.

  11. La cadenza di pedalata ideale per ottenere un gesto tecnico del genere è quello delle 90-100 pedalate al minuto, da avere in ogni situazione (pianura, salita). Infatti una elevata cadenza di pedalata influisce notevolmente sull'economia della stessa in quanto si ha una riduzione del tempo trascorso con la muscolatura in tensione.

 

Nicola Capra - Istruttore FITRI - Personal trainer ISSA ITALIA)

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